La notte in cui restammo tutti svegli

"Staccati da quel cellulare!", "Smettila di perdere tempo!", "Cosa ci trovi di tanto interessante lì sopra?", "Ai miei tempi era diverso!"... Quante volte gli adolescenti vengono ripresi con queste frasi? E quante volte il loro mondo sembra un universo sconosciuto alle generazioni adulte di oggi che furono, a loro dire, giovani molto diversi? Eppure, volenti o nolenti, in questo spettacolo ci scontreremo con la perpetua uguaglianza dei meccanismi che guidano le emozioni umane. Ciò che chiamiamo evoluzione della società, insomma, ma a prescindere dalle generazioni che in essa sono protagoniste. 

 

Attraverso un famoso fatto di cronaca del 1981, unito alle contrastanti emozioni che ingenerò nelle coscienze, rivivremo i giorni in cui - per svariati motivi tra loro indipendenti - un’intera nazione non si volle scollegare dal tubo catodico dei televisori per assistere nottetempo a ciò che forse avremmo già potuto definire un triste ed emozionante “grande fratello”.

Dal 26/05/2021 al 29/05/2021, ore 20:00

Dal 31/05/2021 al 03/06/2021 ore 20:00

Presso il Chiostro di San Martino

Le parole del regista

“La notte in cui restammo tutti svegli” nasce prevalentemente dalla voglia di raccontare come generazioni distanti tra loro siano animate da medesimi sentimenti ed emozioni, restituendole a noi attraverso il filtro della società che hanno attorno in quel determinato momento.

Tutto cambia costantemente e repentinamente fin quasi a farci, in alcuni contesti, sentire addirittura inadatti, refrattari o scettici sulla destinazione di dove stiamo andando. 

Oggi i nostri figli hanno lo schermo del cellulare, noi avevamo quello della televisione e i nostri nonni il suono della radio.

Cambiano i tempi, evolvono gli esseri umani e le mode si trasformano o, meglio, si adattano alla società stessa, innescando così una famosa frase che da secoli passa di padre in figlio: “ai miei tempi era diverso!” Se vero o falso non sta al teatro dirlo. Quello che cerchiamo noi registi, di solito, è una domanda. 

 

Perché Alfredino Rampi? 

 

Perché Alfredino, con la sua triste vicenda, è diventato un simbolo con cui rapportarsi e fare i conti. La sua storia ci ha dimostrato come un mezzo di comunicazione di massa possa, in modo quasi morboso, collocare le nostre coscienze sulla sottile linea di demarcazione tra la sofferenza e la speranza. Uno spartiacque mediatico vissuto da un’intera nazione ancora poco consapevole di cosa quell’evento avrebbe rappresentato in futuro. Per coloro che hanno vissuto la storia di Alfredino, me compreso, la ricompensa è stata una miscela di impotenza, vergogna e speranza perduta con la quale avremo sempre un conto aperto. 

Nel giugno del 1981 avevo quasi cinque anni e, come tutti coloro che sono stati testimoni di quei giorni, anche io mi trovavo di fronte alla televisione a sperare di assistere ad un lieto fine. 

 

- Alessandro Migliucci 

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